DIETRO LA MASCHERA di PASQUALE DENTE.

Sono infermiera nel reparto di terapia intensiva, la morte lavora al mio fianco. A volte vinco io, a volte vince lei, fa parte del gioco.

Covid-19, un virus con cui conviviamo da circa un anno e di cui siamo stati vittime. Ha portato via la nostra quotidianità facendoci perdere il lavoro, non ha permesso ai giovani neo-laureati e non di crearsi un futuro, ma, soprattutto, ha portato via senza pietà i nostri cari. Un male che viene definito dal negazionismo, sminuendolo, come “una farsa”, una cosa inesistente finché non lo subiscono sulla propria pelle.

Io, giovane ragazza, laureata in piena pandemia e che sta cercando, come tanti, altri di crearsi un futuro come può, sono qui per parlarvi, o meglio recensire, in una soleggiata giornata di sabato, “Dietro la maschera” , un romanzo di Pasquale Dente. L’autore, ma anche infermiere, ha deciso di parlare di coloro che combattono in prima linea questo male e lo fa attraverso Lucia.

Lucia Patrizi è una giovane infermiera napoletana che lavora a Bergamo. Si trova in vacanza in Egitto, quando sente parlare di un virus che sta circolando in Cina. Al suo rientro vede uno scenario critico e che va sempre peggiorando: fatto di lockdown, restrizioni, uscite solo per estrema necessità. Questa situazione le fa vivere un altro stile di vita, e con essa anche quella dei suoi familiari e amici. Come i tutti gli infermieri, dovrà lottare contro tutto e tutti nel reparto di terapia intensiva, e perderà pazienti e amici lungo questo straziante percorso.

Questo romanzo, possiamo definirla una prosa che si divide tra narrativa contemporanea, umana introspettiva esistenziale e psicologica e il genere di medical romance, oggi molto in voga. Una vicenda che riprende episodi di vita vera nell’attuale situazione della pandemia con un messaggio morale per i giovani, oltre ad avere loro stessi  come protagonisti.

Una trama che non ha niente di scontato o di banale, ma cela qualcosa di veramente significativo e sorprendente. Lo scrittore ha saputo analizzare le emozioni della protagonista Lucia, facendola diventare anche un po’ sé stesso, ma è riuscito a districarsi bene anche negli stati d’animo degli altri personaggi. Si percepisce subito che l’autore vive ogni giorno la sua professione d’infermiere nel reparto di terapia intensiva: il suo è un racconto vivido e toccante. Arricchisce il romanzo, però, anche di un lato ironico e divertente attraverso alcune battute relative alla complicità del gruppo di amici e alle telefonate tra Lucia e i suoi genitori. Una narrazione che mantiene l’equilibrio fra drammaticità quotidiana e il sorriso della gioventù.
Un finale inoltre che meraviglia e fa riflettere il lettore sui tanti temi attuali, esistenziali, sociali, culturali e religiosi. Un epilogo che sfiora una vena psico-crime veramente contemporanea e per certi versi diabolica e agghiacciante.

Lettura consigliata? Sì se volete un libro che ci parla di questo periodo senza scadere nel semplice elenco dei fatti, è sicuramente un ritratto fedele e accurato di quello che stiamo vivendo e che potrà, magari in futuro, aiutare a comprendere, specialmente ai più giovani, i tragici momenti che abbiamo vissuto. Però è comunque un’opera che presenta dei limiti, che mostra, forse, l’approccio giovane del nostro autore. 

Fililetterari.

Pubblicato da fililetterari

Una traduttrice di lingue straniere appassionata di scrittura.